FAQ

Vivo in appartamento: posso prendere con me un labrador?

I cani in generale hanno bisogno di tempo molto più che di spazio. Se siete disposti a uscire quattro volte al giorno, almeno due delle quali per una lunga passeggiata, anche se piove, e siete consapevoli che dovrete farlo per dieci/quindici anni, se intendete la vita col cane come un’avventura da condividere sempre ovunque, portandovi dietro il vostro amico, allora la mia risposta è “Sì, potete senz’altro prendere un Labrador”.

È vero che il labrador è la migliore razza per i bambini?

La migliore razza per i bambini non esiste! Chi vuol farvelo intendere è un ignorante oppure è in malafede. Esistono razze caratterizzate da bassa aggressività specie-specifica e intraspecifica, all’interno delle quali è più facile individuare soggetti che hanno l’attitudine a diventare (se educati!) eccellenti cani di famiglia. Il rapporto tra cani e bambini è fonte di gioia infinita, è uno straordinario spunto educativo, è un ottimo stimolo per la crescita e lo sviluppo dell’empatia e dell’affettività, a patto che sia mediato dagli adulti.

Mi hanno proposto un cane di razza senza pedigree: in fondo non è così importante, vero?

E invece è molto importante! Cominciamo col dire che è illegale vendere cani di razza privi di pedigree (Decreto Legislativo n. 529, del 30 dicembre 1992), è bene sapere che chi vi propone tale acquisto non è un allevatore affidabile. Il pedigree non è un superfluo pezzo di carta per fanatici del blasone! A che serve e che cos’è il pedigree?
1) Il pedigree è un certificato genealogico che segna la tracciabilità del vostro cucciolo, vi spiega chi lo ha allevato. Un pedigree eccellente reca nomi e cognomi (affisso dell’allevamento di provenienza) dei cani in esso presenti e rende nota la provenienza degli avi, chiarendo quali allevamenti li hanno fatti nascere. Vi racconta la storia del vostro cucciolo;
2) E’ un documento che può dirvi molto sulla sanità dei genitori e degli antenati del vostro cane;
3) E’ un certificato di proprietà che attesta chi è stato e chi è l’attuale proprietario del cucciolo.
La spesa per ottenere il pedigree è esigua e non pesa sul costo finale di un cucciolo. Un cucciolo di razza senza pedigree è per legge tecnicamente un meticcio, ma è spacciato come cane di razza e i cani di razza si ottengono da incroci in consanguineità. Se il cane non ha il pedigree chi vi garantisce che non sia il frutto dell’unione di fratello e sorella? Di madre e figlio? E chi vi dice che non svilupperà gravi tare ereditarie perché nulla si sa degli accoppiamenti casuali fatti dall’avventuriero che vuole carpire la vostra buona fede? Se volete un meticcio, un cane fantasia, molto meglio adottare un meticcio verace! Sarà una sorpresa comunque, ma almeno farete una buona azione e probabilmente avrete un cane che possiede il vigore degl’ibridi.

Ho una famiglia con bambini: prendo un maschio o una femmina?

DIPENDE! Dipende dall’età dei bambini e dal carattere e dall’età del cane. In genere per una famiglia con bambini molto piccoli io tendo a consigliare una femmina calma, con basso livello di attività e tempra media. Se i bambini sono già ragazzini preadolescenti, anche un maschio tranquillo può andar bene. Dipende anche dal cane! Esistono maschi molto paciocconi e femmine… indiavolate! Ecco perché la scelta si deve effettuare insieme all’allevatore che dovrebbe essere una persona competente nel saper valutare il cane giusto da abbinare a ogni famiglia.

Che cos’è la Pet Therapy?

La Pet Therapy è la disciplina che prevede l’impiego di animali domestici per il recupero o il mantenimento della salute umana per mezzo del rapporto tra l’uomo e l’animale. La pet therapy non è medicina alternativa. La Pet Therapy è una Co-terapia che si svolge in concordanza di obiettivi prefissati da un’equipe multidisciplinare.

La Pet Therapy è un tipo di terapia molto recente?

La P.T. è considerata una disciplina giovane, tuttavia, già nel 1792 in Inghilterra William Turke incoraggia i suo pazienti psichiatrici a prendersi cura degli animali residenti: a partire dalla data suddetta, numerose sono le testimonianze dell’impiego di animali, presso ospedali o altre strutture, finalizzato al miglioramento delle condizioni di salute umana, fino ai nostri tempi; nel 1953 Boris Levinson scopre casualmente l’azione positiva esercitata dal suo cane Jingle su un piccolo paziente autistico. Attualmente non si contano i programmi di Pet Therapy applicati a favore di varie situazioni di sofferenza/disagio. La ricerca sugli effetti benefici della presenza dell’animale è basata sulla valutazione di due parametri:
1. Parametri fisiologici;
2. benessere psicosociale

Qual è il significato del termine?

Il termine Pet Therapy indica l’impiego degli animali domestici a fini assistenziali, educativi, terapeutici. L’espressione, tuttavia, è ambigua e può generare equivoci e dubbi, pertanto oggi preferiamo la terminologia che meglio definisce il tipo d’intervento AAA, TAA, EAA.

È corretto parlare in ogni caso di Pet Therapy?

Il termine, anche se generico, è molto diffuso, dunque possiamo usarlo per comodità, ma se vogliamo far intendere con precisione a quale settore d’intervento facciamo riferimento, è più corretto ed utile distinguere fra: AAA/TAA/EAA ovvero Attività/Terapie/Educazione Assistita dall’animale

Il mio animale può fare Pet Therapy per la mia famiglia?

È ormai accertato scientificamente che la sola presenza di un animale (anche del proprio animale) può esercitare effetti benefici sulla salute umana ( abbassando i livelli di pressione arteriosa e le pulsazioni, stimolando il sistema immunitario, favorendo risposte positive sul tono dell’umore…..), tuttavia, quando si parla di TERAPIA ASSISTITA DALL’animale, come abbiamo visto, si intende una relazione strutturata differente, in cui il benessere è l’obiettivo primario e non un effetto casuale o secondario!

LA RELAZIONE COL PROPRIO ANIMALE ED IL CONTESTO RELAZIONALE DI TAA/AAA/EAA SONO DIFFERENTI!

È bene sottolineare, per non incorrere in false aspettative o equivoci, che l’animale non è un terapeuta né ovviamente può essere considerato alla stregua di un farmaco. L’animale inoltre non è, e non può neppure essere un mezzo da utilizzare strumentalmente, perché verrebbe meno il suo “sentire”, il suo porsi empaticamente che è alla base del rapporto di co-terapia. l’animale non è una panacea e non è dotato di poteri magico-taumaturgici!
Possiamo invece considerarlo giustamente un mediatore, un facilitatore di disposizioni positive che si esprimono all’interno del contesto relazionale di pet therapy. Il contesto è una particolare dimensione caratterizzata da specifici fattori, dunque è bene specificare che ad essere terapeutico non è l’animale in sé o la relazione col proprio animale domestico: È IL CONTESTO RELAZIONALE DI PET THERAPY CHE HA CONNOTATI DI CO-TERAPIA

ECCO PERCHÉ GLI SPECIALISTI IN PET THERAPY GENERALMENTE SCONSIGLIANO AD UNA FAMIGLIA PORTATRICE DI UN DISAGIO L’ADOZIONE NON MEDIATA DI UN CUCCIOLO SCELTO A CASO (UNA SCELTA TROPPO SPESSO CONSIGLIATA IN BUONA FEDE DA VOLENTEROSI, AMICI, PARENTI E PURTROPPO ANCHE DA QUALCHE MEDICO…) CHE SOVENTE NON FA CHE AGGIUNGERE UN’EMERGENZA FAMIGLIARE AD ALTRI PROBLEMI GIÀ ESISTENTI! Alcuni pensano che anche il cane di casa possa svolgere la stessa funzione del Cane da Terapia: non è così! È capitato che l’ingresso del cane non idoneo in famiglia, anziché costituire un rinforzo per le terapie, come nelle buoni intenzioni della famiglia, abbia, al contrario, reso vano o gravemente compromesso il lavoro già svolto con l’Utente. Il setting di pet therapy può essere paragonato a un piccolo luogo dove creature animate catalizzano il benessere. Tuttavia, si deve veramente sapere cosa si sta facendo, avere chiaro il quadro d’insieme dell’Utente (pertanto è indispensabile il lavoro d’equipe), conoscere gli obiettivi, sapere come impiegare il cane giusto, (il che significa conoscere il repertorio comportamentale e le modalità di comunicazione dei cani in generale e le caratteristiche peculiari dei propri cani in particolare!) insomma, essere davvero dei professionisti preparati, altrimenti, per usare un un “esempio chimico”, si rischia di fare pasticci da apprendista scienziato (o stregone)!